di Luigi Asero

È argomento di discussione odierna, almeno tra gli addetti ai lavori, la votazione avvenuta ieri alla Camera dei Deputati che ha dato il primo sì alla riforma costituzionale presentata dal Governo Renzi tramite il suo ministro ad hoc, Maria Elena Boschi. La votazione ha avuto l’esito previsto: è infatti passata con ben 367 voti su 566 deputati presenti. La maggioranza sarebbe stata di 281 voti utili.

Pochi numeri per comprendere il resto. Deputati presenti 566 su 630, votanti 561, 5 astenuti e 194 contrari. La Camera dei Deputati quindi ha “fatto quadrato” attorno alla proposta del ministro Boschi e l’ha protetta da qualsiasi imboscata (sebbene non prevista). Non si spiega altrimenti quel 64% di voti a favore, evidentemente anche da parte di qualcuno che il Governo dice di non sostenerlo. Lo sapevamo già e non andiamo oltre in questo commento, non ci interessa. Fior di analisti stanno discutendo di questa votazione e stanno spiegando per filo e per segno cosa cambierà e perché dovrebbe essere un sistema migliore. Ne abbiamo seri dubbi a partire dal Senato di nominati e dalle evidenti ripercussioni in merito.

Torniamo un po’ a quella che è la cosa di cui nessuno invece parla di questa riforma, ciò che si va a riformare: la Costituzione della Repubblica Italiana. Certamente vetusta, ma sicuramente mai applicata pienamente sì da poterne sancire la effettiva vetustà.

Dove sarebbe stato applicato il diritto al lavoro per tutti? Dove sarebbe stato applicato il diritto alla salute e all’istruzione per tutti? Dove si sarebbe privilegiato un “sistema Paese” in grado di eccellere nelle competizioni internazionali? Dove sarebbe stato applicato il principio della generalità nel Paese delle norme “ad personam” di cui prima si accusò l’ex premier Silvio Berlusconi e oggi si tace di fronte alle banche di una certa “area” o di fronte ai “flop” evidenti di quella stessa area? E l’equità fiscale? E il diritto allo sciopero?  No, non dimentichiamo il corteo di insegnanti manganellato perché non arrivasse in prossimità del premier incaricato, né i fatti del G8 di Genova, né i tanti, troppi casi di omissioni di Stato. E dei principii democratici ne vogliamo discutere? Cosa ne è dei “segreti di Stato” sui quali la Repubblica italiana è fondata (a partire dall’omicidio di Antonio Canepa nel 1945, prima ancora della sua fondazione quindi) e per andar oltre, fino ai misteri di Ustica o fino ai misteri di Enrico Mattei o alla strage Moro o…. tanti altri casi.
L’Italia, la sua Costituzione l’ha abrogata prima ancora di sancirla, come lo Statuto dell’Autonomia Siciliana che è esso stesso Legge Costituzionale.

Favorevoli, contrari, astenuti… ma su cosa? Sul nulla forse, sul nulla del “sistema Italia”.
Han ben voglia intellettuali e analisti a star lì e spiegarci cosa cambierà, non cambierà nulla. Decideranno sempre “lor signori”.

Così è, se vi pare…

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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