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Category Archive DIARIO DAL CORONAVIRUS

Brevi considerazioni sulla seconda ondata Covid

I decessi Covid continuano ad aumentare, ieri 127 e oggi 136. Molto spesso si tratta di persone con altre gravi patologie che probabilmente, sempre in questi giorni, avrebbero lasciato la vita terrena. In molti altri casi abbiamo però pazienti che in una differente situazione (non covid insomma) avrebbero resistito, anche con condizioni di vita accettabili. Poi ci sono pazienti, pochi ma anche uno soltanto è un caso grave, che non hanno altre patologie e l’aver contratto il virus li porta a una assoluta prematura scomparsa.

Che ci siano errori madornali di gestione dell’emergenza è sotto gli occhi di tutti. Chi non li vede o è stupido o è in malafede. Se gli errori potevano esser tollerati a marzo oggi questo è improponibile. Discutere se prendere o meno il MES che i soldi li farebbe arrivare comunque a disastro compiuto è come dire a incendio in corso che dopo faremo il parquet e monteremo gli idranti. Eppure i politici, tutti di ogni colore, solo di soldi stanno parlando. Le misure adottate sono e restano palliativi e vergognoso scarico di responsabilità.

Detto ciò, e confermando tutto il mio scetticismo su tutta la storia “covid” mi preme però dire una cosa a tutti: è innegabile che in questo momento a tutti noi spetti -di nuovo- la massima cautela. Per un semplicissimo motivo. Se anche ci si rompesse l’alluce del piede e si andasse in ospedale nella migliore delle ipotesi si avrebbe un accesso alle cure differente e precario a causa del forte stress sanitario (di personale e di strutture), se poi malauguratamente si risultasse positivi al virus anche solo per l’alluce rotto, per evitare di contagiare altri, si andrebbe in “area Covid” continuando così a congestionare le strutture e soprattutto rischiando personalmente in maniera ben più forte.

Io non so a questo punto se riesco a essere chiaro nello spiegare che dobbiamo intavolare una discussione su più livelli. Uno di questi, innegabile, è che il virus c’è e fa male. Come tanti altri virus e come tutte le altre malattie ovviamente. Il discrimine con le altre malattie però è il livello di contagiosità. Un altro è come viene gestita l’emergenza, non solo in Italia sia chiaro. Un altro ancora è cosa vuol dire essere bravi cittadini. Mettiamo insieme i vari livelli e possiamo uscircene ammaccati ma non ammazzati.

Ora… proviamo a fare un momento i “complottisti”. Diamo per vero che ci sia un fantomatico “piano” di distruzione della popolazione mondiale. Se così fosse, la mancata prudenza non farebbe altro che il gioco di chi avrebbe ordito il complotto. Se invece complotto non c’è allora sarebbe un evento naturale (come credo) catastrofico e la mancata prudenza andrebbe comunque in favore della catastrofe, se non per sé stessi quantomeno per quegli altri che pur senza volere andremmo a contagiare.

A questo punto allora che dobbiamo fare? Attaccare tutto e tutti? No. Accettare supinamente tutto ciò che viene imposto? Nemmeno. Ragionare, adottare un criterio di vita prudenziale. Evitare il panico ma anche evitare l’assoluto menefreghismo. Lo so, sembra dire tutto e niente insieme. Eppure lo dicevano i latini: In medio stat virtus.

La virtù è nella ricerca dell’equilibrio. In fondo qualcosa possiamo anche sacrificarla per aspirare ancora a un mondo poco poco migliore.

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La soluzione alla respirazione bocca a bocca esiste, l’Inail però non la conosce

I fondi per la didattica che gli insegnanti vogliono rifiutare in favore della Sanità. E non si può

Strane storie in questa nuova “era” in cui tutto è preso dal coronavirus. Strane storie che si intrecciano e che generano perplessità. Soprattutto nei diretti interessati che in questo caso sono quanti compongono il corpo docente.

Il fatto brevemente: il recente Decreto urgente “Cura Italia” ha destinato 85 milioni di euro alla didattica a distanza e all’acquisto di strumenti per gli alunni meno abbienti.

Di questi, come dichiarato dal ministro Azzolina “10 milioni potranno essere utilizzati dalle istituzioni scolastiche per favorire l’utilizzo di piattaforme e-learning e per dotarsi immediatamente di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o per potenziare quelli già in loro possesso. Ponendo attenzione anche ai criteri di accessibilità per le ragazze e i ragazzi con disabilità… 5 milioni serviranno a formare il personale scolastico“.

Gli insegnanti e i presidi però, giustamente a nostro avviso, sebbene proprio loro per anni hanno atteso invano tali finanziamenti ritengono che in questo momento particolare del nostro amato Paese questi soldi andrebbero invece destinati a chi, più di tutti, ne ha bisogno: la Sanità. Sono tutti concordi nel dire che va bene destinare alle famiglie meno abbienti per gli strumenti indispensabili e per il pagamento delle utenze di connessione, ma chiedono che i fondi per gli insegnanti siano dirottati al settore sanitario.

Qui nascono i misteri della burocrazia: non si può.

Così nei giorni fa hanno lanciato diverse petizioni online sulle riviste di settore per far sentire la propria voce.

Per fare qualche esempio su La Tecnica della Scuola (link) sono ben 66 mila le firme raccolte a sostegno di questa giusta causa. In sole 36 ore ben 800 dirigenti scolastici, 41.500 docenti e 24.000 genitori hanno chiesto che stante le difficoltà evidenti a reperire sul mercato dispositivi tecnologici (tablet/notebook) in tempi utili allo scopo (didattica a distanza nelle prossimi settimane) e alle conseguenti complicate modalità di consegna, è quello di proporre l’assegnazione dei fondi, o di parte di essi, al comparto sanitario per le esigenze connesse all’emergenza in atto”.
“In un momento di terribile crisi sanitaria per il nostro paese e consapevoli degli sforzi che l’intero mondo della Sanità sta facendo per garantire livelli adeguati di assistenza medica – si legge nel testo dell’appello – chiediamo che i fondi destinati dal decreto Cura Italia (85 milioni) a potenziare la ‘didattica a distanza’ (dotazioni tecnologiche, inclusione, formazione del personale) possano essere destinati, se ritenuto necessario, al comparto sanitario per le esigenze connesse alla lotta contro l’epidemia in atto”.

“Tale iniziativa – concludono i promotori – restituisce comunque, anche alle famiglie dei nostri alunni, un messaggio educativo, di solidarietà e responsabilità collettiva, che resta ora e sempre uno dei principali obiettivi di ogni scuola”.

Il principio è per tutti lo stesso. Meglio rallentare e mantenere in vita tutto che risolvere con un’operazione “spot” un problema che giunti all’inizio di aprile non potrà salvare l’anno scolastico per come originariamente concepito. La didattica a distanza richiederebbe corsi e webinar per lo stesso personale docente e che ha durata di diversi mesi. Non in tempo per la fine dell’anno scolastico dunque. In aggiunta parecchi docenti sono già in possesso delle competenze digitali richieste che stanno operativamente mettendo in campo in questi giorni anche dopo aver seguito webinar e corsi gratuitamente messi a disposizione da varie agenzie o dagli animatori digitali dei propri istituti.

E allora perché non dirottare sulla Sanità una quota importante di  questi fondi? Gli insegnanti, tutti, stanno già facendo importanti sacrifici e sono disposti a farli senza chiedere nulla in cambio in questo momento di emergenza per tutti. È un senso di responsabilità cui tutti i cittadini siamo chiamati oggi. Anche il Governo, anche il ministro Azzolina di cui comprendiamo la buona volontà.

Ascoltiamo però gli insegnanti, il futuro lo costruiscono loro. Il presente lo stanno facendo gli operatori sanitari.

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