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Quel 1° Maggio finito tra un rapper e una legge che non parla di lavoro

Fu il Primo Maggio. Fu la festa dei lavoratori. Fu.
È rimasta la caricatura di quella festa, solo un’occasione -ennesima- per buttar tutto in caciara senza affrontare nemmeno dialetticamente i problemi reali. Questo è stato il Primo Maggio che ieri ha sancito ancora una volta il fallimento della politica, dei sindacati e -in primis- di quei “lavoratori” che avrebbero dovuto festeggiare. Ricordare. Lottare e proteggere quello che è un diritto inalienabile.

La Sinistra? La Destra? Il Centro? Fantasmi del passato di un mondo che non c’è più. Di un mondo che vorrebbe trasformarsi in smart e invece è diventato semplicemente ghost.

Tutte le prime pagine dei giornali, le homepage dei magazine online sono invase dalla polemica Fedez-Rai3 per la presunta censura operata. La caciara è stata abilmente spostata dal tema del lavoro al tema dei diritti di alcune categorie. Diritti che in questo caso con il lavoro non c’entrano nulla.

Era legittimo attendersi che si parlasse dei sostegni alle piccole imprese (che danno lavoro a migliaia di famiglie) in quest’epoca pandemica; era legittimo attendersi che si discutesse delle retribuzioni inferiori delle donne a parità di ruoli svolti; era legittimo attendersi che si gridasse la voglia di riprendere in sicurezza dopo l’anno orribile che non sembra aver fine perché prima o poi il “blocco dei licenziamenti” decadrà e sarà un dramma; era legittimo attendersi che si discutesse del lavoro futuro da creare alle prossime generazioni lavorative bloccate da una più che insufficiente Didattica a Distanza e quindi sempre meno formate per quel mondo che li attende là fuori.

La voce della politica? Assente.

La voce dei sindacati? Assente.

La voce dei lavoratori? Non pervenuta.

Benvenuti nel mondo smart: la prima pagina è tutta per loro, quelli dell’utile “distrazione di massa”.

*Originariamente pubblicato su SapereItalia

Luigi Asero

Il 25 aprile dell’agognata libertà?

25 aprile. Una data simbolo. Una data la cui definizione prendiamo a prestito da Wikipedia, giusto per sintetizzare: “L’anniversario della liberazione d’Italia, ricorrenza conosciuta anche come festa della Liberazione o semplicemente 25 aprile, è una festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre il 25 aprile di ogni anno e che celebra la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista”.

Tutto bello e ineccepibile, se qualcosa c’è stato di abominevole nella storia dell’umanità è proprio quanto accadde in quegli anni bui e come ogni ricorrenza è necessario ricordare per non dimenticare. Per trarre beneficio dagli errori (e orrori) passati ed evitare che si ripetano. Negli anni però questa ricorrenza è diventata qualcosa di più -o forse di meno- è infatti solo il tripudio di una certa nostalgia di qualcosa che chi da nostalgico si atteggia in realtà nemmeno ha mai conosciuto né, tantomeno, è in grado di immaginare. Viviamo un’epoca in cui la libertà è -parzialmente- ridimensionata a causa di un virus. Di una pandemia come altre ne ha vissuto l’umanità. Forse nemmeno peggiore. Eppure è un periodo di terrore, per alcuni. Di totale strafottenza (perdonate) da parte di altri. È il trionfo dell’incompetenza di gran parte di politici e burocrati, a volte di alcuni “tecnici”. Sì, certo. Si dovrebbe parlare del 25 aprile e non dei problemi attuali. Mai però come in questo periodo il 25 aprile dovrebbe semmai costituire un momento serio di riflessione. Per gli errori commessi dagli altri, come per gli errori che ognuno di noi fa. A volte in buonafede, altre per ignoranza. Qui non si entra nel merito della campagna vaccinale (ne parleremo in altro articolo prossimamente), bensì preferiamo concentrarci nelle semplici azioni di contenimento del virus. Si tratta di poche regole di logica e di igiene, troppo spesso confuse dai cittadini così come dalla classe dirigente.

Si parla tanto di norme di comportamento per il bene dei cittadini poi si ipotizza un pass vaccinale che costituirebbe un precedente pericolosissimo. Infatti non soltanto questo ipotetico certificato non proteggerebbe nessuno da nulla ma costituirebbe la base (qualora approvato) per qualsiasi futuro pass. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto rilevare come sia un inutile strumento ai fini del contenimento virale appurato che ogni persona vaccinata non è comunque immune né dal contagiarsi (seppur in forma lieve), né dal contagiare (anche in forma violenta). Allora bisogna chiedersi, e bisogna farlo se si crede nei Valori che il 25 aprile vuol ricordarci: cui prodest? A chi giova che passi l’idea che per circolare liberamente, pur essendo cittadini onesti, serva un “pass”?

Ecco. Pensiamo bene a questi aspetti prima di additare chi è contrario a tale scempio democratico. Perché l’idea di “razza superiore” nacque così.

*Originariamente pubblicato su SapereItalia

Luigi Asero

Addio con dolori tra Casaleggio e M5S

La scissione, nell’aria da tempo, è ormai ufficiale. La piattaforma Rousseau gestita dalla associazione diretta da Davide Casaleggio abbandona al suo destino ciò che è rimasto del Movimento 5 Stelle. Il bandolo della matassa sarebbe tutto nella mole debitoria che il M5S avrebbe accumulato nei confronti dell’associazione che -tramite la società di Casaleggio- gestisce la piattaforma informatica Rousseau per l’applicazione della “democrazia diretta”. Quella piattaforma cioè che, con il voto di poche decine di migliaia di iscritti e con domande spesso molto “dubbie”, ha consentito al Movimento (fra le prime forze politiche per numero di deputati e senatori) di decidere dei destini della nazione.

Ora arriva l’addio. L’associazione però non sembra intenzionata ad abbandonare la politica, infatti nel suo annuncio parla di “nuovo progetto e nuovi attori protagonisti“. Continuando a leggere anche qualche giorno prima sembra di trovare conferma della mera questione economica, infatti già la scissione era stata annunciata con queste parole: “Qualora i rapporti pendenti non verranno definiti entro questa data (il 22 aprile, nda), saremo costretti a immaginare per Rousseau un percorso diverso, lontano da chi non rispetta gli accordi e vicino, invece, a chi vuole creare un impatto positivo sul mondo“, scriveva l’Associazione Rousseau in un post dello scorso 8 aprile.

Intanto il personale dell’associazione sarà posto in cassa integrazione. La piattaforma fondata da “cittadini” per creare il MoVimento dei “cittadini” lascia a terra i “cittadini” stessi che più sono stati attivi e che forse, lavoro a parte, in un lavoro come fosse una “missione” c’avevano creduto.

Resta un problema di non poco conto, la mole enorme di dati inserita nei database della piattaforma che fine farà? I dati, tecnicamente, non sono del Movimento 5 Stelle ma dell’associazione che li ha raccolti e gestiti senza mai fornire possibilità di accesso a nessun esponente del M5S. Adesso? Come e per chi saranno trattati? Quale è il loro valore commerciale? Perché i dati raccolti sono sempre uno strumento da “mercato”. Fra i dati anche i singoli post di moltissimi utenti, le loro parole giuste come quelle “sopra le righe”. Cosa accadrà?

La mole di debiti -motivo ufficiale ma non sufficientemente convincente della diatriba- evidenzia come chi voleva aprire la “scatoletta di tonno” lo ha fatto. E lo ha anche digerito con soddisfazione.
A breve avremo notizie di altre scatolette da dover aprire? Speriamo di no.

Originariamente pubblicato su SapereItalia

Luigi Asero
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