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Quel 1° Maggio finito tra un rapper e una legge che non parla di lavoro

Quel 1° Maggio finito tra un rapper e una legge che non parla di lavoro

Fu il Primo Maggio. Fu la festa dei lavoratori. Fu.
È rimasta la caricatura di quella festa, solo un’occasione -ennesima- per buttar tutto in caciara senza affrontare nemmeno dialetticamente i problemi reali. Questo è stato il Primo Maggio che ieri ha sancito ancora una volta il fallimento della politica, dei sindacati e -in primis- di quei “lavoratori” che avrebbero dovuto festeggiare. Ricordare. Lottare e proteggere quello che è un diritto inalienabile.

La Sinistra? La Destra? Il Centro? Fantasmi del passato di un mondo che non c’è più. Di un mondo che vorrebbe trasformarsi in smart e invece è diventato semplicemente ghost.

Tutte le prime pagine dei giornali, le homepage dei magazine online sono invase dalla polemica Fedez-Rai3 per la presunta censura operata. La caciara è stata abilmente spostata dal tema del lavoro al tema dei diritti di alcune categorie. Diritti che in questo caso con il lavoro non c’entrano nulla.

Era legittimo attendersi che si parlasse dei sostegni alle piccole imprese (che danno lavoro a migliaia di famiglie) in quest’epoca pandemica; era legittimo attendersi che si discutesse delle retribuzioni inferiori delle donne a parità di ruoli svolti; era legittimo attendersi che si gridasse la voglia di riprendere in sicurezza dopo l’anno orribile che non sembra aver fine perché prima o poi il “blocco dei licenziamenti” decadrà e sarà un dramma; era legittimo attendersi che si discutesse del lavoro futuro da creare alle prossime generazioni lavorative bloccate da una più che insufficiente Didattica a Distanza e quindi sempre meno formate per quel mondo che li attende là fuori.

La voce della politica? Assente.

La voce dei sindacati? Assente.

La voce dei lavoratori? Non pervenuta.

Benvenuti nel mondo smart: la prima pagina è tutta per loro, quelli dell’utile “distrazione di massa”.

*Originariamente pubblicato su SapereItalia

Luigi Asero

Amando il dialogo non “sento” ciò che dicono le persone, ma le “ascolto”. Ho proprio voglia di rubare un po’ della vostra anima e cedervi parte della mia

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