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Terremoto, paura nociva. Alcuni accorgimenti importanti

L'Aquila-2009

L’Aquila, 2009

Il terremoto è uno dei rischi che più di tutti ognuno di noi teme. Dura pochi secondi generalmente, ma può sconvolgere la vita di ognuno di noi e di intere popolazioni. Nascondersi dietro il destino e la casualità non è l’atteggiamento più corretto da tenere, ma anche la paura che genera tensioni e apprensioni è inutile se non addirittura dannosa. Vale innanzitutto una regola: di terremoto non è morto mai nessuno.

Le vittime, milioni nel corso dei secoli, non sono mai morte per le scosse sismiche in sé, ma per i danni che esse hanno provocato alle strutture, più raramente per sopravvenute complicanze cardiache o per soffocamento da detriti.

Allora diventa importante conoscere, tenere sempre a mente le precauzioni più importanti. Il ruolo dei soccorritori, che potranno intervenire soltanto dopo, è  marginale. Quando i soccorritori intervengono, più o meno celermente e compatibilmente con lo stato di fatto creato dall’evento sismico, il grosso dei danni è ormai fatto. E delle vittime.

Bisogna individuare quando non ci sono rischi, in ogni momento della nostra vita serena, quali sono le precarietà degli immobili dove noi viviamo o dove noi lavoriamo. Porre rimedio, laddove possibile, e individuare i possibili rifugi che in caso di scossa devastante potranno consentirci di sopravvivere in attesa dell’intervento dei soccorsi.

 

Se avverti una scossa di terremoto:

 

  • Se sei in luogo chiuso cerca riparo nel vano di una porta inserita in un muro portante (quelli più spessi) o sotto una trave. Ti può proteggere da eventuali crolli
  • Riparati sotto un tavolo. È pericoloso stare vicino ai mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero caderti addosso
  • Non precipitarti verso le scale e non usare l’ascensore. Talvolta le scale sono la parte più debole dell’edificio e l’ascensore può bloccarsi e impedirti di uscire
  • Se sei in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge. Potrebbero lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsunami
  • Se sei all’aperto, allontanati da costruzioni e linee elettriche. Potrebbero crollare
  • Stai lontano da impianti industriali e linee elettriche. È possibile che si verifichino incidenti
  • Stai lontano dai bordi dei laghi e dalle spiagge marine. Si possono verificare onde di tsunami
  • Evita di andare in giro a curiosare e raggiungi le aree di attesa individuate dal piano di emergenza comunale. Bisogna evitare di avvicinarsi ai pericoli
  • Evita di usare il telefono e l’automobile. È necessario lasciare le linee telefoniche e le strade libere per non intralciare i soccorsi

Dopo il terremoto:

  • Assicurati dello stato di salute delle persone attorno a te. Così aiuti chi si trova in difficoltà ed agevoli l’opera di soccorso
  • Non cercare di muovere persone ferite gravemente. Potresti aggravare le loro condizioni
  • Esci con prudenza indossando le scarpe. In strada potresti ferirti con vetri rotti e calcinacci
  • Raggiungi uno spazio aperto, lontano da edifici e da strutture pericolanti. Potrebbero caderti addosso

Ci auguriamo che queste poche regole siano ben impresse e mai usate, che nessun terremoto mai sconvolga la vita di alcuno. Ma leggerle e comprenderle ora, in caso di malaugurati eventi, potrebbe aiutare tanto.

Luigi Asero

Sindrome del QT lungo. Mortale e sconosciuta

La sindrome del QT lungo (LQTS) è quasi sconosciuta, eppure è la più importante causa di morte improvvisa per le persone entro i vent’anni ed è responsabile del 10-15% delle morti in età neonatale.

Questa patologia comporta brevi perdite di coscienza e arresti cardiaci: colpisce una persona su 2.000 ed è altamente rischiosa perché troppo spesso non viene diagnosticata essendo asintomatica.

Questi individui, malati senza saperlo, possono andare più facilmente incontro a morte improvvisa, proprio in occasione del primo manifestarsi della sindrome.

Le sincopi potenzialmente letali della sindrome del QT lungo (il QT è un intervallo del battito cardiaco) si verificano frequentemente dopo aver fatto sforzi fisici dovuti allo sport (corsa, calcetto, nuoto, etc.) oppure in seguito a stress emotivi, come spaventi e forti rumori improvvisi, soprattutto durante il sonno.

La sindrome del QT lungo appartiene al gruppo delle malattie genetiche ereditarie: ogni persona che ne soffre ha il 50% di probabilità di trasmetterla anche ai figli e le condizioni che scatenano gli attacchi di questa patologia coinvolgono l’espressione di diversi geni.

È causata da mutazioni (cioè difetti genetici) di alcuni geni che codificano (cioè producono) per proteine costituenti i canali ionici: piccoli pori nella membrana delle cellule cardiache responsabili dell’attivazione elettrica. Attraverso questi canali ha luogo un flusso di ioni potassio, sodio, cloro e calcio; ogni ione è in grado di attraversare un solo tipo di canali ionici, pertanto i canali sono specifici per ciascuno ione. Le mutazioni a carico dei geni preposti alla formazione dei canali ionici, producono delle proteine alterate e, quindi, dei canali che non trasportano correttamente l’elettricità cardiaca. I difetti di propagazione dell’impulso elettrico si possono leggere sull’elettrocardiogramma (prolungamento dell’intervallo QT) e possono far nascere aritmie cardiache. Esistono due varianti di LQTS ereditaria: la Sindrome di Romano-Ward, caratterizzata dalle alterazioni cardiache precedentemente illustrate, e la Sindrome di Jervell e Lange-Nielsen in cui ai difetti cardiaci si associa la presenza di sordità congenita.

Secondo il dottor Peter Schwartz (direttore della dipartimento di Cardiologia dell’IRCCS San Matteo di Pavia e massimo esperto mondiale di questa patologia) bisogna sempre sospettare la presenza della sindrome del QT lungo in quei bambini che svengono dopo un’intensa attività fisica o dopo un’emozione forte.

Un errore frequente nella diagnosi è quello di confondere la sindrome del QT lungo con episodi di epilessia.

Individuata però la sindrome del QT lungo, le terapie disponibili per questa patologia sono molto efficaci e consentono una vita normale a quelle persone a cui la LQTS è stata diagnosticata correttamente.

I farmaci beta-bloccanti, solitamente usati per l’ipertensione, riescono a curare con successo l’80-90% dei casi di LQTS e riducono la mortalità delle varianti genetiche più diffuse al di sotto dell’1%.

È fondamentale la collaborazione del paziente che deve assumere i farmaci quotidianamente: si tratta infatti di farmaci che non portano alla guarigione della malattia, ma che proteggono da eventi aritmici solo finché vengono assunti; il loro effetto scompare entro uno, al massimo due giorni dall’interruzione dell’assunzione. Nei pazienti trattati la maggior parte delle ricomparse dei sintomi sembrano dovute alla dimenticanza di una o più dosi del farmaco.

Qualora la protezione dei beta-bloccanti si dimostra insufficiente, perchè si manifestano nuove sincopi, allora la soluzione sarà chirurgica: con un breve intervento ai primi 4-5 gangli simpatici toracici, chiamato denervazione, si opera sulle terminazioni nervose che collegano il cuore al cervello.

In Italia un valido centro per la diagnosi della sindrome del QT lungo si trova al Policlinico San Matteo, a Pavia, mentre in Francia è attiva un’associazione dedicata proprio a questa malattia, l’ Association du Syndrome du QT Long.

NB: Per correttezza citiamo il sito http://italiasalute.leonardo.it da cui abbiamo tratto le informazioni

CENTRI DIAGNOSI ITALIA: Policlinico San Matteo, Viale Golgi 19 – Pavia

Luigi Asero – Originariamente pubblicato su SapereItalia

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