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Ora i media siciliani si accorgono della pericolosità delle basi militari sul territorio

Ora i media siciliani si accorgono della pericolosità delle basi militari sul territorio

di Luigi Asero

 

Da Palermo a Catania, da Siracusa a Ragusa e via dicendo per l’informazione online sembra che sia sorto un nuovo problema che la Sicilia non aveva quasi mai avuto: le basi militari di una forza alleata, ma pur sempre “occupante”. I lettori più assidui di questa testata, La Voce dell’Isola, sapranno invece che del pericolo concreto costituito dalla presenza di almeno 15 presidi noti, in primis Sigonella e il Muos di Niscemi ci siamo molto spesso occupati. Qualcuno ci ha accusati di occuparcene “sin troppo”, che i problemi della Sicilia erano il traffico e i furti di bestiame. Manco la mafia o la politica corrotta… No no, proprio il traffico e i furti di bestiame. Sigonella e Muos e “occupazione militare” manco a parlarne. Cosa sono? Nemmeno nei telefilm di NCIS ne parlano, quindi non esistono. Perché così ragiona il siciliano, così ragiona l’italiano e così si è adeguata gran parte della “stampa”. Meglio notizie piccole dal clic facile che notizie vere di difficile digeribilità.

E poco importa che a voler svegliare questo torpore siano arrivati anche film, come uno degli ultimi di successo dell’attore/regista palermitano Pif. No. Per tutti, stampa che dovrebbe occuparsene in primis. Sì, saremo antipatici in questo che forse più che un articolo è uno sfogo. Non un modo per dire “l’avevamo detto”, ma un rammarico per non esser mai stati ascoltati degnamente.

Come nessuno o quasi ha voluto ascoltare quando, appena poche settimane fa sempre da questo giornale, si avvisava di due esercitazioni aeronavali nelle acque antistanti la Sicilia che a nostro parere erano propedeutiche ad altro che semplici esercitazioni.

Da ieri invece da Palermo a Catania si titola così:
Crisi in Siria: nuovi voli da Sigonella, il Muos di Niscemi entra nelle operazioni di guerra statunitensi

E ancora: “Sigonella, attenzione alta dopo l’attacco in Siria

Siria, è alta tensione fra Trump e Putin – Aerei spia Usa decollati da Sigonella – Assad: “I raid occidentale ci uniranno”

La stessa paura trent’anni dopo Sicilia al centro di un conflitto

Guerra in Siria, attenzione alta su base di Sigonella

Il tono è più o meno lo stesso per tutti, si comprende ed evidenzia -fra le righe- in alcuni articoli che se le azioni militari in Siria non fossero fermate in tempo la Sicilia rischierebbe di trovarsi al centro di una guerra che nessuno qui si è cercata. Obbiettivo militare per il solo fatto di essere militarmente occupata col beneplacito dei politici locali e nazionali che mai hanno alzato un dito contro questa assurda situazione.

Da un altro articolo, sul blog informativo Sapere Italia, esponiamo i presidi noti presenti in Sicilia. L’articolo è del 2015, pertanto andrebbe aggiornato con la presenza dei droni, ma dà comunque l’idea della pericolosità della situazione. A costo di apparire ripetitivi insistiamo sull’argomento perché ancora una volta i siciliani comprendano di sedere sopra una polveriera. Che può esplodere in qualsiasi momento se a qualche “grande” della politica mondiale dovesse “scappar la mano”.

Le installazioni USA in Sicilia sono:

  1. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 8.000 persone tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, saltuariamente caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni, squadrone di Glòbal Hawhs e Predator (velivoli senza pilota).

  2. Motta S. Anastasia, Stazione di telecomunicazioni.

  3. Caltagirone, Stazione di telecomunicazioni.

  4. Vizzini, depositi munizioni.

  5. Palermo, aeroporto Punta Raisi, base saltuaria dell’Usaf.

  6. Isola delle Femmine [Pa], deposito munizioni Usa e Nato.

  7. Marina di Marzamemi, Stazione di telecomunicazioni.

  8. Pachino (Rg). Quasi all’estrema punta meridionale della Sicilia sorge una delle installazioni più segrete delle forze armate statunitensi: si tratta del cosiddetto Target Range di Pachino, in provincia di Siracusa, centro di supporto per le esercitazioni aeree e navali USA e NATO nel Mediterraneo centrale. Il poligono consta di una serie d’infrastrutture realizzate all’interno di una delle aree naturali e paesaggistiche più belle della Sicilia, tra Isola dei Porri, Punta delle Formiche e Grotticelle (dove sorgono torri e piloni di segnalazione), Punta Castellazzo (dove la US Navy ha realizzato un deposito, un pontile per le imbarcazioni e una piattaforma per l’atterraggio di elicotteri) e Marza (depositi, magazzini e una torre di controllo). Epicentro del Pachino Range Target una boa ancorata in mare aperto, posta a 36° 39’ 19” di latitudine nord e 15° 00’ 52” di longitudine est, da cui si estende con un raggio di 2.700 metri l’“area di impatto” delle attività addestrative USA. Esse comprendono, secondo quanto riportato dall’Accordo tecnico tra il Ministero della difesa italiano e il Dipartimento della difesa riguardante le installazioni in uso alle forze armate USA di Sigonella, “lo sganciamento di bombe e mine inerti da parte di aerei, elicotteri e dello squadrone di pattugliamento navale P-3; le operazioni speciali di US Navy e Marina militare italiana con munizioni e dispositivi esplodenti (EOD – Esplosive Ordnance Disposal); simulazioni di atterraggio di elicotteri, diurni e notturni; lanci in acqua di paracadutisti; detonazione di materiale esplodente con peso inferiore ai 10kg”. Il complesso di Pachino viene utilizzato anche per le esercitazioni dei velivoli dell’US Air Force. Nel giugno 1995, esso permise al cacciabombardiere strategico Rockwell B-1 Lancer di sperimentare la sua potenza distruttiva contro obiettivi navali nel suo primo volo no stop dalla base aerea di Dyess (Texas) verso l’Europa. La missione, denominata “Coronet Bat”, si concluse nelle acque siciliane con lo sganciamento di decine di bombe a caduta libera BDU-50 “Mark 82” da 500 libbre. Al tempo, il B-1 era pure armato con 24 missili da crociera AGM-86 e AGM SRAM in grado di trasportare bombe nucleari del tipo B-61 e B-83.

  9. Augusta, base sottomarina della Sesta flotta e deposito munizioni. Sulle acque del golfo di Augusta si specchiano i monti Climiti: al loro interno i fiumi carsici hanno scavato nei secoli numerose grotte naturali. In una di esse, Cava Sorciara, la Marina Militare ha occultato uno dei suoi maggiori depositi di munizioni in tutta Italia. Per oltre mezzo secolo, secondo fonti parlamentari, l’area è stata pure utilizzata per immagazzinare le armi chimiche in dotazione alle forze armate nazionali e statunitensi. Inutile chiedersi se e quando essa sia mai stata bonificata. Cava Sorciara è ancora un’installazione top secret, come lo è il grande centro di telecomunicazione della vicina località di Palombara (sede alternata al Centro di comando operativo della Marina Militare di Santa Rosa, Roma), pienamente integrato nella rete C3I (comando, controllo, comunicazioni e intelligence) dell’Alleanza atlantica.

  10. Monte Lauro, Stazione di telecomunicazioni.

  11. Centuripe, Stazione di telecomunicazioni.

  12. Mineo, Stazioni di telecomunicazioni e deposito.

  13. Niscemi, base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy], MUOS

  14. Nebrodi, Stazioni di telecomunicazioni.

  15. Trapani, base Usaf con copertura Nato.

 

C’è altro da aggiungere? Ci sarebbe, ma chi vuole potrà leggere nell’archivio di questo giornale. Per il resto confidiamo nel “risveglio” delle altre testate. Senza polemica eh?

Luigi Asero

Amando il dialogo non “sento” ciò che dicono le persone, ma le “ascolto”. Ho proprio voglia di rubare un po’ della vostra anima e cedervi parte della mia

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