di Luigi Asero

 

Rita Borsellino aveva 73 anni, da tempo soffriva di un male inesorabile. È deceduta oggi all’ospedale Civico di Palermo dove si trovava ricoverata. Farmacista, dopo la strage di via D’Amelio si è impegnata (vanamente purtroppo) per la ricerca della verità su quella strage. Con grande successo invece sul tema della sensibilizzazione soprattutto dei giovanissimi contro il fenomeno mafioso. Nel 2009 fu eletta europarlamentare nelle fila del Partito Democratico.

“La memoria è vita che si coltiva ogni giorno”. Questa frase la ripeteva spesso, anche lo scorso 18 luglio vigilia dell’anniversario della strage Borsellino. Quel giorno Rita era già, ormai, ridotta alla sedia a rotelle. Ma con la forza di sempre.

Del giorno della strage ricordava sempre che “Andai a trovare mia madre a casa del suo cardiologo e lei mi disse: “Vai dalle mamme degli agenti che sono morti con Paolo e cerca di capire di cosa hanno bisogno”. Io sono sempre stata timidissima, ma da quel momento ho cominciato a partecipare ai dibattiti, ad andare nelle scuole, per non disperdere un messaggio”.

Delle parole di Fiammetta, figlia di Paolo, che ultimamente ha rimproverato allo Stato di non volere la verità su quelle stragi ha detto: “Le parole di Fiammetta? Sono Vangelo”.

Si potrebbe dire tanto, ma di Rita Borsellino dice tutto il cognome che porta. Un cognome che da solo dovrebbe già essere tutto. Per la speranza, per la Sicilia, per l’Italia.

Che possa riposare in pace, con il fratello Paolo, con la madre, con gli “Angeli di Borsellino”.

 

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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