di Luigi Asero

L’Italia, per voce dei tanti che giornalmente ascoltiamo, sembra essere la terra di nessuno. Terra nella quale tutti hanno diritto di vivere, ma cui poi spesso la normale vita è negata. Ci piacerebbe per una volta, anche solo una, parlarvi di cose belle, di notizie che rallegrino il cuore e l’anima. Ma il compito di un giornale non è evidenziare questi piccoli-grandi aspetti, piuttosto è quella invece di suggerire cosa può essere migliorato, evidenziare cosa andrebbe cambiato. E allora dobbiamo per forza di cose irrigidirci e stare sempre al passo con le “cattive” notizie.

E di notizie che ci lasciano perplessi ne troviamo parecchie.

Le polemiche innescate nei giorni scorsi da Piercamillo Davigo (già magistrato del pool “Mani pulite” e neo presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati) in merito alla corruzione dei politici (e della politica) hanno suscitato grande clamore e sconsiderate reazioni proprio di quei big della politica chiamati a recitare almeno un “mea culpa”. Qualcuno ha provato anche ad accusare Davigo di voler fomentare rivolte, di inneggiare a una magistratura che fa a sua volta politica. Ma la polemica, agli occhi di chi scrive, è meramente strumentale. Era chiara ed evidente l’intenzione di Davigo di ammonire la politica a far pulizia al suo interno, avvisando che le inchieste non sono frutto di una volontà dei giudici di “colpire” i politici, quanto invece una ovvia conseguenza di certi atteggiamenti dei politici che innescano la “macchina della giustizia”. Naturalmente chi sarà in malafede troverà modo di equivocare anche queste parole. E non possiamo farci nulla.

In ogni modo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri, proprio davanti ai magistrati all’inaugurazione di un corso loro dedicato, ha sottolineato l’importanza della lotta alla corruzione che ha definito “il più odioso dei reati”. Le parole purtroppo lasciano il tempo che trovano se, come ha precisato lo stesso presidente, non si trova una corretta “alleanza tra forze sane”.

Giro di boa, lasciamo perdere il tema della corruzione e parliamo di politica locale. Le alleanze delle forze politiche non riescono a produrre un candidato per Roma Capitale. Il 5 giugno si vota per rinnovare il Consiglio Comunale di Roma ed eleggere il nuovo sindaco che erediterà da decenni di Giunte al limite del “legale” un debito pesantissimo: oltre 13 miliardi di euro. Eppure come più volte evidenziato non c’è all’orizzonte un candidato sindaco espresso dai partiti che sembra volersi assumere la responsabilità di iniziare a ripianare il disastro Roma. I sondaggi fanno volare la candidata Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle (che non è un partito), mentre gli elettori dei classici schieramenti si chiedono se Roberto Giachetti (Pd), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) o Alfio Marchini (ora appoggiato da Silvio Berlusconi) vogliano realmente essere eletti. Dai loro atteggiamenti pare infatti che nessuno voglia effettivamente accedere alla carica e tutto ciò che si fa e si dice in campagna elettorale è solo un “gioco delle parti” volto ad arrivare alla data fatidica mantenendo una sorta di “dignità” che servirà solo ad attaccare, post elezioni, l’unica candidata cui la politica sta spianando il terreno. Ribadendo la nostra impressione che si tratti di una vera e propria imboscata politica ai danni del M5S e, toh che sorpresa, dei cittadini tutti.

Non ci tranquillizza nemmeno il fronte della lotta al terrorismo jihadista con l’Italia a capo di una coalizione internazionale anti-Isis (che non sa ancora che compiti svolgerà però) e con un livello di sicurezza interno affidato alle belle parole del ministro Alfano il quale non può far altro se non sottolineare l’ottima operazione anti terrorismo che ha portato all’individuazione di sei estremisti. Che poi la stampa filo-governativa parli di sei arresti, mentre due dei sospetti si trovano invece già in Siria ad addestrarsi (con al seguito i loro bambini), e quindi non siano stati assicurati alla Giustizia poco importa…

Anche qui non possiamo farci nulla, l’Italia è terra di tutti (accogliente e aperta a ogni discussione) ma è anche terra di nessuno. E nella terra di nessuno la corruzione e il malcostume vincono. Noi continueremo a denunciarlo, spesso inascoltati…

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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