Dopo oltre venti mesi di indagini si chiude il caso di Rossella Goffo, funzionaria della prefettura di Ancona uccisa il 4 maggio del 2010. Morta nella stessa zona (Bosco dell’Impero) dove è stata poi uccisa Melania Rea, undici mesi dopo.

A ucciderla sarebbe stato l’amante, incontrato grazie al popolare social network Facebook, sul quale pare che la Goffo conducesse una specie di vita parallela. L’arresto di Alvaro Binni, funzionario e tecnico informatico della Questura di Ascoli, è stato eseguito due giorni fa. Dopo mesi di sospetti e interrogatori.

I fatti intanto. Rossella Goffo aveva 47 anni, era sposata con il pediatra Roberto Girardi con il quale aveva avuto due figli. La scomparsa della donna risale al 3 maggio 2010, quando partì da Adria con la sua auto per raggiungere Ancona, dove condivideva un appartamento con delle ragazze e lavorava in prefettura. Il 4 maggio incontrò Binni, che aveva conosciuto a Rovigo e con il quale avrebbe avuto una relazione piuttosto turbolenta. Quello stesso giorno venne però uccisa. L’ipotesi è che all’origine dell’omicidio ci fosse la pretesa di Rossella Goffo di andare a vivere con il tecnico, a sua volta sposato e padre di tre bambini. Ma lui non voleva saperne. “Mi perseguitava, ma tra noi c’era solo un’amicizia speciale“, spiegò il poliziotto nei mesi scorsi.

Su Facebook la donna, prima di conoscere Binni,  segnalava a conoscenti e presunti amanti le sue voglie e le sue idee in fatto di viaggi. Inizialmente o stesso Binni, era stato sentito dai colleghi di Ancona. Alla fine però l’uomo era risultato  estraneo a tutta la vicenda. Le indagini si erano a questo punto concentrate su Padova. Città dove la donna ha scritto di avere una casa (e una a Piove di Sacco, nel padovano). E a Padova Rossella Goffo diceva di avere pure un figlio. Ma tutte le notizie si sono rivelate false. Gli stessi presunti vicini hanno sostenuto di non avere mai incontrato la donna. Si è poi rivelata falsa anche la laurea che la Goffo avrebbe preso a Padova e di cui parlava su Facebook.

Dopo però oltre venti mesi di indagini, accertamenti incrociati, intercettazioni, il cerchio si è chiuso attorno a quel poliziotto -Alvaro Binni- precedentemente scagionato. La pubblica accusa sostiene che lui ha convinto Rossella Goffo a salire in auto per cercare la futura casa. Da Ancona avrebbero quindi raggiunto l’area boschiva e lì, intorno alle tredici, Binni l’ha strangolata a mani nude per poi seppellire il cadavere. Non solo: gli investigatori sostengono che Binni è ritornato a Bosco dell’Impero il giorno successivo, probabilmente per nascondere il corpo in modo più accurato. A incastrarlo, le celle telefoniche che hanno “agganciato” il suo telefonino e quello di Rossella. Il cadavere è stato ritrovato il 6 gennaio 2011, ma ci sono voluti mesi per attribuire con certezza a Rossella quei poveri resti. Per tutto questo tempo, il tecnico informatico ha sempre negato di averla uccisa.

Mercoledì il suo legale, Nazario Agostini, l’ha incontrato in carcere. “È scosso, com’è ovvio. Ma l’ho trovato intenzionato più che mai a portare avanti la battaglia per far emergere la sua estraneità al delitto“. Ad Adria la notizia si è sparsa in fretta. L’avvocato di famiglia, Claudio Sartori, dice che è presto per dare giudizi: “I Girardi vogliono il vero colpevole, non un colpevole qualsiasi. Comunque, dopo oltre un anno di indagini l’arresto lascia ben sperare che gli inquirenti siano ormai sulla pista giusta per arrivare alla verità“. In attesa di capire come sia andata veramente, in molti ieri hanno sottolineato la somiglianza tra il delitto di Rossella Goffo e quello di Lucia Manca. Due donne tradite dalle bugie dell’uomo a cui erano legate.

Luigi Asero

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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