Diciassette mesi di campagna elettorale e tre miliardi di dollari bruciati. Inizia così la maratona finale dei due sfidanti alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Otto Stati federali da affrontare e la battaglia decisiva, il voto finale, è quasi arrivata. Folle di sostenitori, fans impazziti e proclami elettorali. Accuse e botta-risposta immediati.
La più entusiasmante campagna elettorale al mondo volge al termine e l’incertezza regna ancora sovrana.

Obama torna oggi in Ohio (Stato importantissimo per la vittoria) ma ieri è stato in Florida e in Colorado. Poi toccherà Cincinnati e il Wisconsin e l’Iowa.

Per il Financial Times “Obama è la scommessa più saggia per gli Stati Uniti colpiti dalla crisi” pur ammettendo che i due candidati non avrebbero  ” fornito risposte convincenti su come intendono rispondere alle sfide“.

Negli Stati più importanti però sembra che il vantaggio sia tutto per l’uscente Barack Obama. Gli americani ricordano che seppur la crescita è bassa (circa il 2%) è sempre con presidenti repubblicani che gli Usa hanno visto le crisi finanziarie peggiori e un certo liberismo non dà più sicurezza al popolo americano. Inoltre, per quanto sia avversata dai repubblicani, la riforma sanitaria voluta da Obama piace alle classi meno abbienti che non avevano diritto all’assistenza sanitaria se privi di assicurazione.

Lo scarto fra i due contendenti sarebbe comunque di circa 3 punti (48% Obama e 45% Romney), tutto insomma è ancora in gioco. Da quei giochi dipende il futuro non solo del popolo americano, ma anche di parte del mondo e certamente dell’Europa.

Luigi Asero

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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