Parlare in questo mese di aprile 2012 di Liberazione e Lavoro è compito quanto mai arduo. Ma essenziale se vogliamo capire dove va l’Italia e dove va il mondo del 2012, in questo nuovo millennio ormai in crescita dove a crescere però non è più la vecchia Europa ma i mercati emergenti. Asia in primis.

Sono due temi apparentemente diversi, festeggiati rispettivamente il 25 aprile e il 1° maggio, ma non per questo correlati e correlabili.

La Liberazione ricorda, per chi non avesse memoria, l’anniversario della liberazione d’Italia dall’occupazione nazifascista; data scelta per commemorare l’insurrezione generale italiana che, durante la seconda guerra mondiale, portò alla liberazione di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Milano,Torino, Verona e altre città italiane. Come ogni data anche questa è simbolica, non avvenne certo tutto in un giorno. Ricordare a distanza di 67 anni ha il senso di non rifare gli stessi errori, non cadere nella dietrologia delle razze, dei conflitti etnici, della dittatura. Non importa di destra o di sinistra, qualsiasi dittatura è stata, è e sarà sempre e comunque oppressione dei popoli e della Libertà.

In questo senso il senso di questo 25 Aprile per noi è ricordare chi si è battuto per la Libertà di cui tutti oggi godiamo, ricordare chi ha perso la vita nell’Italia frantumata dal conflitto mondiale per ridare fiducia alle future generazioni. Perché il mondo che noi gestiamo non è di nostra proprietà, ma di proprietà delle generazioni successive dalle quali (paradossalmente) lo abbiamo in prestito. E bene dobbiamo gestirlo.

Creare futuro significa agire non in prospettiva dell’oggi, ma in prospettiva di quale impatto avranno sul futuro le decisioni odierne. Sotterrare i rifiuti non vuol dire eliminare il problema, ma crearne uno immensamente più grande ai nostri figli, ai nostri nipoti, a chi dopo di noi ne subirà le atroci conseguenze. Naturalmente quello dei rifiuti è solo un esempio, quel che decidiamo oggi in termini di fonti energetiche, scelte politiche, rivalutazione dei Valori (a volte perduti…) è ciò che il Futuro dovrà poi godere. O combattere. E finora le scelte scellerate di noi umani hanno soltanto consegnato battaglie ai posteri.

E i posteri non sono degli estranei, ma il frutto del nostro amore, delle nostre scelte, della nostra intrinseca voglia di procreare e riprodurci. Quel futuro che neghiamo ai nostri figli non è altro che il futuro che neghiamo ai nostri stessi sogni. Ecco perché il 25 Aprile, oggi più che mai, è attuale.

Nel 1945 si festeggiava la caduta dell’oppressione nazifascista, oggi dobbiamo farne trampolino di lancio per la caduta degli attuali dis-Valori che noi stessi abbiamo voluto.

Agendo sconsideratamente o più comunemente per non aver saputo reagire alle decisioni che ci vengono imposte dall’alto. Dia “poteri forti” dell’economia, della finanza, della mala-politica, delle mafie, degli interessi veniali di venali e miopi imprenditori della morte.

La Liberazione deve essere spunto per riflettere su una “generazione 1.000 euro” che non esiste nemmeno più. Sembrava si fosse toccato il fondo creando una generazione di giovani, spesso anche laureati, che con mille euro veniva ricompensata di ogni fatica. Oggi ci si rende conto, statistiche alla mano, che la cannibale economia dei mercati sta azzerando anche questa generazione. Ora si parla di “generazione 800 euro e anche meno”… e allora Liberare cosa? Liberare chi? Liberare il popolo da una casta di affaristi senza scrupoli che con un semplice fax inviato si permettono di licenziare in tronco 325 dipendenti (vicenda Jabil Italia), si tratta di Liberarsi dal dominio di speculatori che semplicemente giocando in Borsa hanno messo in ginocchio l’economia mondiale, lasciando solo lacrime e sangue a greci, spagnoli, italiani e tanti altri popoli. Lavoro, lavoro che non c’è. Festa che già qualcuno aveva pensato di abolire, pochi anni fa. Ma non certo in segno di protesta, ma con la voglia di ulteriore profitto. Non fermare la produzione.

La produzione di cosa? Di centinaia di articoli che rimangono invenduti? La produzione di tonnellate di arance sistematicamente mandate al macero in ossequio alla fame nel mondo? La produzione di beni di lusso destinati solo agli stessi speculatori che li possono acquistare solo evadendo quelle tasse che poi il popolo deve riequilibrare?

C’è tanto da festeggiare quest’anno. Ma senza sorrisi e frizzi e sfarzi. Solo con la determinazione che questo mondo, così com’è a noi non piace. E non lo pagheremo ancora una volta.

Abbiamo già dato grazie. Ora tocca a voi, speculatori-affaristi e scienziati pazzi, fatevi da parte e ridateci il mondo che avete cercato di toglierci. Con questa determinazione, a chi avrà questa determinazione allora diciamo sinceramente: Buon 25 Aprile e Buon Primo Maggio.

Eh sì, non ci siamo dimenticati. Anche, ovviamente, Buona Pasqua a tutti i credenti. Ma quella è un’altra Festa. Di Sacra Speranza.

Luigi Asero


Originariamente pubblicato sul free press “Catania è” di Aprile 2012

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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