di Luigi Asero

“Tentativo inaccettabile di secessione”. Con queste parole il re di Spagna Felipe VI è intervenuto a proposito dei fatti pre e post referendari dello scorso primo ottobre e alla conseguente dichiarazione unilaterale di Indipendenza. Il motivo è nelle sue stesse parole “la Catalogna è e sarà per sempre parte essenziale della Spagna” (anche perché è la sua regione più ricca). Motivo per cui, sempre secondo re Felipe “a risolvere il problema della secessione ci penseranno le legittime istituzioni democratiche, nel rispetto della costituzione e dei valori della democrazia parlamentare”.

Con queste parole, in pratica, re Felipe spiana la strada al premier spagnolo Mariano Rajoy che già domani dovrebbe, in un Consiglio dei Ministri riunito in forma straordinaria, varare le misure necessarie all’attivazione della procedura prevista dall’art. 155 della Costituzione spagnola.

Le organizzazioni indipendentiste annunciano già opposizione “pacifica e gandhiana”. Una prima grande manifestazione è convocata già per domani. La Cup, la sinistra del fronte secessionista, propone uno sciopero generale. Anc e Omnium, i cui leader sono in prigione da lunedì per ordine di un giudice spagnolo, preparano anche misure di disturbo ispirate dagli indignados del 2011.

Non resta fermo neanche il presidente catalano Carles Puigdemont che potrebbe già il prossimo mercoledì proclamare -unilateralmente- la nascita della Repubblica di Catalogna.

Tutto può pertanto accadere. Spagna, Madrid, Catalogna, Barcellona, UE. Nel mondo dell’indipendentismo c’è insomma movimento.

Nel mondo dell’indipendentismo siciliano non si muove invece foglia, a parte strane trasversali alleanze pre-elettorali che possono creare solo nuove dipendenze.

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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