Quello di Santi Maria Randazzo, il nuovo libro appena edito dalla Mare Nostrum Edizioni e cioè “Inessa. Città sacra e nobilissima” è più di un “semplice libro di ricerca storica”; è infatti la storia di una scoperta, o almeno, è la traccia principale perché si definisca meglio il passato dell’isola trinacriota. Partendo da una serie di labili tracce Santi Maria Randazzo, arriva pian piano, dopo un percorso di studio e approfondimento, a delineare il territorio sul quale dovette sorgere e “vivere” l’antica e ormai dimenticata città di Inessa. Quel territorio, più volte in passato individuato in vari siti, si troverebbe invece -ed è qui che la scoperta si fa interessante e fa di questo libro una novità assoluta- laddove ora sorge la moderna Motta Sant’Anastasia. Quella cittadina che dal confine della città di Catania inizia ad arrampicarsi verso “a muntagna” o meglio verso il vulcano Etna. Che ne forgia da sempre il paesaggio.

Durante il lavoro di impaginazione di questo libro abbiamo più volte parlato di Inessa e delle precise convinzioni con l’autore. Santi Maria Randazzo allega nelle ultime pagine del libro -come sua abitudine ogni volta che una sua pubblicazione viene edita- una corposa bibliografia che da modo al lettore di approfondire e verificare quanto affermato nel suo lavoro di ricerca.

La prima domanda da farsi è forse anche sin troppo banale: perché non riferire il nome noto a tutti di Motta Sant’Anastasia già nel titolo stesso dell’opera? Da un punto di vista di “marketing” sarebbe stata la scelta più opportuna, identificando con certezza i luoghi di cui si parla. Eppure la risposta di Santi Maria Randazzo, insieme alla risposta della casa editrice, riesce ad apparire convincente. I libri non si stampano per puntare alla vendita, men che meno quelli che cercano di far luce sul passato e di ricostruire pertanto le nostre origini. I libri si stampano invece perché qualcosa si vuol aggiungere al bagaglio culturale dei lettori e al patrimonio storico che sempre meno viene tramandato con chiarezza.

Allora cosa è “Inessa”, perché questa città antica fu dimenticata? Come scritto nella prefazione da Cristina Soraci: “è merito dell’Autore aver scelto di addentrarsi nei meandri di una documentazione complessa, episodica, quasi sempre sfuggente.
Eppure sono solo di questo tipo le fonti che raccontano il passato della nostra isola dalla Preistoria fino alla “fine del mondo antico
” […] Il lavoro che Santi Maria Randazzo ha dedicato alla città di Inessa costituisce un
interessante esempio di storiografia erudita.
L’autore ha riletto i racconti delle fonti antiche attraverso il ricorso a una bibliografia variegata, spesso autorevole e talora anche recente, che ha consultato con avida curiosità, consapevolezza delle principali dinamiche storico-politiche e vivido entusiasmo narrativo
. […] la macrostoria della Sicilia fa da cornice alla microstoria della cittadina di Inessa, definita “sacra e nobilissima”, che riesce, seppure a fatica, a emergere dall’oscurità.

Al primo capitolo, l’Autore inizia a spiegarci qualcosa delle origini di Inessa, ne ricopio una piccolissima parte per dar modo ai -pochissimi- miei lettori di comprendere meglio il contesto:

Inessa è nostra ferma convinzione, documentata dalle notizie che abbiamo reperito, venne fondata da quelle popolazioni Micenee già facenti parte della Lega Achea e divenute padrone del Mediterraneo dopo la loro vittoria nella guerra contro la città di Troia e il crollo dell’Impero Ittita, crollo avvenuto anche a seguito della guerra tra tale Impero e il Regno Egizio.

Avrò l’onore e l’immenso piacere di presentare questo nuovo libro ufficialmente -e per la prima volta- al pubblico sancendone così l’uscita ufficiale. Non dico altro qui ma sarà certo una lettura culturalmente stimolante, capace di suscitare nuove curiosità verso questa nostra terra che troppo spesso -poco conoscendone le origini- arriviamo a definire “disgraziata” ma che invece è sempre ricca di sorprese e non solo di “sole e di mare”.

Luigi Asero

Copertina
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Informazioni sull'autore

Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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