di Luigi Asero

Il caso Consip è forse la bomba vera di una guerra sotterranea senza esclusione di colpi. Una guerra che vede apparentemente contrapposti i due fronti: Renzi e la Consip appunto da un lato e il colonnello De Caprio (Ultimo) con il capitano Scafarto dall’altro. Sono veramente soltanto due le parti in gioco?

Non sembra proprio, e questo che sembra più un’affaire di qualche “intelligence” (italiana o straniera) di parti in gioco ne ha molte di più. Certo non due e nemmeno tre.

Riepilogando brevemente. Appena venerdì scorso il Corriere della Sera e Repubblica avevano pubblicato il contenuto dell’audizione del procuratore di Modena, Lucia Musti, davanti alla prima commissione Csm. Il magistrato ha riferito che l’allora capitano dei carabinieri Gianpaolo Scafarto, l’ufficiale del Noe indagato per falso e rivelazione del segreto, le disse: “Dottoressa lei se vuole ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba, scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi“. Il colloquio avvenne all’inizio di settembre 2016 poco meno di quattro mesi prima del deposito delle informative in cui Scafarto, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe inserito false informazioni come quella in cui la frase “l’ultima volta che ho incontrato Renzi” (Tiziano, cioè il padre dell’ex premier) viene attribuita all’imprenditore Alfredo Romeo (arrestato per corruzione e tornato libero ad agosto, ndr), mentre invece era dell’ex parlamentare Italo Bocchino, e riferita al figlio Matteo.

Nemmeno tre giorni dopo però è proprio la pm Lucia Musti, contattata dall’Ansa a smentire le dichiarazioni pubblicate “Rilevo che mi vengono attribuite alcune affermazioni, anche virgolettate, che io non ho fatto ovvero che, per come riportate, non rendono in modo fedele quanto da me riferito al Csm in audizione non pubblica, conseguente a convocazione”.

A dir la verità l’Ansa era stata però contattata prima proprio dal colonnello Ultimo il quale aveva chiesto pubblicamente un confronto. Il segretario del Pd Matteo Renzi insiste a chiedere con forza la verità, non meno fanno il capitano Scafarto e il colonnello De Caprio, così come, a questo punto, la pm Musti.
Dov’è allora la verità? A questo punto ci accuserete di andar “fuori tema”, come si potrebbe dire a scuola.

La verità è -a nostro modestissimo parere- che sia ripresa a pieno titolo, l’attività di dossieraggio e depistaggio, che qualcosa -ancora una volta- stia tendendo a minare la stabilità dell’Italia. Sono scene in qualche maniera già viste.

Innegabile che nel vuoto pressoché assoluto della politica -che noi non abbiamo mai smesso di denunciare- qualcuno a Roma e probabilmente in qualche capitale estera, ci stia sguazzando.

Come leggere altrimenti fatti apparentemente scollegati ma uniti da un unico sottile filo: la disillusione degli italiani. L’Arma dei Carabinieri da settimane sotto costante attacco, verso i vertici così come verso gli uomini sulla strada. La politica incapace di far coalizione, i continui allarmi su presunte minacce terroristiche e il tam tam di certa stampa, spesso finanziata da capitali esteri, contro tutto e tutti. Come leggere altrimenti il caos che ormai regna quasi in ogni aspetto?

L’Italia intera, la sua residua sovranità, sono sotto attacco. Discutiamo di Consip, ma maneggiamo una “bomba” ben più potente.

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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