FalettiDi Luigi Asero

Giorgio Faletti, 63 anni, si è spento oggi a Torino. Da tempo era gravemente ammalato e per questo era ricoverato all’ospedale Le Molinette. Con un messaggio aveva annullato recentemente la sua tournèe parlando di dolori alla schiena che non gli consentivano di reggere la durata degli spettacoli. Era un messaggio tranquillizzante, ma certo consapevole dei reali motivi. Giorgio Faletti non ha mai però fatto della paura il suo credo, ha sempre sostituito -anzi- alla paura la Speranza. 

Faletti-VitoCatozzoOggi l’ultima fermata di una bella corsa in questa vita, seppur relativamente breve. I suoi esordi come cabarettista al Derby di Milano, il grande pubblico lo ha conosciuto nell’incarnare il personaggio di “Vito Catozzo” al Drive In, storica trasmissione cabarettistica di Italia 1.

Poi la svolta, in seguito alla strage di Capaci scrive e presenta a Sanremo “Signor Tenente” dedicata ai ragazzi delle scorte martoriati nelle stragi palermitane. Fu un enorme successo, ma non fu certo motivo di mero successo personale. Semmai fu importante per il “senso intrinseco” di ogni singola parola in questa canzone contenuta.

La partecipazione ad alcuni film (Miracolo italiano, Notte prima degli esami, Cemento armato, Il segreto di Rahil e Baarìa di Tornatore).

Arriva poi il nuovo grande boom di questo eclettico personaggio: la letteratura. Best seller diviene il suo primo libro: “Io uccido” (che rimane fra i più venduti in Italia a tutt’oggi nella letteratura giallistica).

Ottimo successo anche per i titoli successivi: Niente di vero tranne gli occhi, Fuori da un evidente destino, Io sono Dio, Appunti di un venditore di donne, Tre atti e due tempi.

Vari i racconti e altri album discografici (di minor successo in verità) per un personaggio che ha fatto di tutto, anche il pittore. E che aveva una laurea in giurisprudenza. Mai usata. E forse è meglio così, il Faletti che conosciamo (di spettacolo e cultura) ci è piaciuto tanto.

Lo ricorderemo con un sorriso.

Informazioni sull'autore

Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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