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Immigrazione e criminalità: un problema di tutti

Immigrazione e criminalità: un problema di tutti

Il problema degli immigrati clandestini, ancora una volta – come se ce ne fosse bisogno – è tornato attuale in questi giorni, dopo i recenti fatti delittuosi. Da più parti si alza forte il grido “cacciamoli” o peggio… Lo spunto per scrivere questo post me lo dà Elisa (autrice di Regina di Picche, blog non più esistente) con un bellissimo e realistico post dal titolo eloquente “…razzista…mi ci hanno fatto diventare…”

Mi permetto di azzardare alcune considerazioni, forse banali. Forse così tanto banali che sembrano sfuggire a molte persone. Il problema della criminalità è un problema molto serio in qualunque parte del mondo, e l’Italia è certo fra i Paesi che ne risentono maggiormente. Per una serie di fattori.

Il primo di questi è, certamente, la posizione geografica che pone l’amato Stivale quale crocevia del Mediterraneo, con delle coste talmente ampie (ricordiamo che trattasi di penisola) da renderle quasi incontrollabili.

In aggiunta, che dir si voglia, è un crocevia ricco. Il “Made in Italy” è esportato in ogni parte del mondo. A caro prezzo. L’Italia, malgrado l’attuale forte crisi economica, fa parte dei sette Paesi maggiormente industrializzati. Il tenore di vita di noi italiani non è certo quello di chi si sobbarca quasi ogni rischio pur di trovare l’ “Eden” (poveri illusi…).

È chiaro che ciò non giustifica minimamente l’atteggiamento criminale. Ma non lo giustificava neanche quando erano gli italiani ad andare a cercar miglior fortuna in altri Paesi. Eppure così sono nate le grandi famiglie mafiose. I Gambino, i Cuntrera, i Caruana e via elencando… Quindi, purtroppo, quando si muove un movimento migratorio è inevitabile che in mezzo a tanta brava gente si muova una serie di persone emarginate, deboli, oneste e laboriose, come purtroppo i criminali. Ciò ripeto, non giustifica lo stupro o l’omicidio a scopo di rapina o il semplice “strusciarsi” nella confusione di un mezzo urbano.

Però ciò accade per vari motivi. E non soltanto perché queste persone sono di nazionalità estera.

Il primo di tutti, è certamente l’indifferenza che la gente mostra al verificarsi di un evento. E non parlo della necessità di creare degli “eroi senza macchia e senza paura” ma semplicemente della possibilità di chiamare IMMEDIATAMENTE le forze dell’ordine contattando il 112 o il 113 (e ricordo che non c’è necessità d’aver credito nel cellulare), in più spesso è sufficiente urlare contro i malfattori per crear loro un disagio ed impedire l’esecuzione dell’atto criminoso. Eppure nei recenti stupri, di cui due avvenuti all’interno di un parco pubblico, nessuno ha difeso le coppie aggredite, neanche con una semplice telefonata alle forze dell’ordine. E così avviene per rapine, scippi, spaccio di droga, risse e quant’altro.

L’altro motivo va ricercato all’interno della nostra criminalità. Dovete infatti sapere che pochi clandestini riuscirebbero ad approdare nelle nostre coste se la criminalità organizzata locale non desse loro indicazioni per organizzare gli sbarchi (guadagnando peraltro sui pochi, ultimi risparmi di queste persone). È sempre la criminalità a trovar loro alloggio, soprattutto se si tratta di soggetti che, anziché integrarsi nella società civile, si integrano nelle maglie sempre più fitte delle organizzazioni criminali. Allora, combattere l’illegalità diffusa fra le comunità extracomunitarie si può fare partendo proprio dalla lotta alle organizzazioni criminali interne. Questo è certamente compito dello Stato, ma ai politici dobbiamo chiedere di rafforzare la lotta innanzitutto contro le varie mafie. Non è l’espulsione dei clandestini che può produrre risultati, perché ne arriveranno sempre nuovi. Bisogna tagliare la radice, e quindi metter “sotto torchio” chi consente loro di arrivare in Italia.

Il terzo punto si collega direttamente al precedente. È vero che l’Italia è uno Stato di Diritto e che fino all’ultimo grado di giudizio vige la “presunzione d’innocenza”, ma un procedimento giudiziario non può durare oltre dieci anni, la Legge DEVE essere uguale per tutti, i rappresentanti del popolo non possono essere a loro volta persone inquisite, il colpevole non può beneficiare di sconti di pena perché si dichiara “pentito” o uscire fuori dalle mura carcerarie perché confessando non sussiste più il “pericolo di inquinamento delle prove”, e soprattutto… una volta stabilita una pena il reo non deve uscire dal carcere neanche un giorno prima. Deve insomma esistere la “certezza della pena” che in Italia non esiste più. Io più volte sento del rammarico di esponenti delle forze dell’ordine che dopo dure (e spesso rischiose indagini) vedono l’imputato fuori, libero e tranquillo, dopo pochissimo tempo “in attesa di giudizio”, un giudizio che forse si vedrà dieci anni dopo, e forse non ci sarà mai per avvenuta prescrizione.

In tutti questi contesti matura l’idea dei vari criminali di violentare la prima ragazza che capita loro a tiro, tanto o sono coperti dall’omertà o sono coperti dalle maglie larghissime della Legge italiana. E se confessando chiedono il patteggiamento ottengono anche la riduzione di un 1/3 della pena prevista. Insomma signori miei: è la Legge che non và!

Io credo che se queste povere ragazze, alle quali và tutto il mio affetto, fossero state violentate da un italiano come spesso avviene, per la loro psiche nulla cambierebbe. E basta guardare le pagine di cronaca per rendersi conto di quanti siano gli stupri commessi da italiani. La storia di quel bastardo di Izzo insegna….

La castrazione chimica proposta dal ministro Calderoli è una possibile soluzione, ma punisce un problema, forse lo previene… Ma temo uno spiacevole effetto secondario. E se lo stupratore, delinquente per sua natura decidesse di uccidere la vittima per non lasciar testimoni? E i reati diversi dallo stupro? Come li puniamo? Le rapine in villa? Gli scippi? Lo spaccio e la prostituzione? Io credo sia più giusto garantire una durissima pena carceraria e mantenere, sempre e comunque, la promessa. Mentre il condannato all’ergastolo deve sapere che uscirà dal carcere non trentenni dopo (come oggi avviene) ma alla sua morte. Punto. Certezza della pena.

La prova di ciò che affermo sta nella condotta del Governo inglese contro gli hooligans. Da quando le pene sono certe non ci sono più disordini. E ricordiamo che controllare la massa è più difficile che controllare azioni di singoli individui.

Ritornerò sull’argomento, per ora forse, vi ho stressato abbastanza.

Luigi

[origine]

Luigi Asero

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