Visto che la retorica, da sempre, non mi appartiene e tenuto conto del fatto che da tempo ho chiuso il cassetto dei sogni credo che oggi più che auspicare la pace nel mondo (pensiero più appartenente ai concorsi di bellezza che alla realtà di vita) sia opportuno dedicare un pensiero a quanti ne sottostimano i segnali.

Con questo tipo di umanità pensare che improvvisamente cessi la violenza contro le donne è stupida utopia, ed è parimenti utopia ritenere che questo fenomeno si contrasti con panchine rosse e compiti istituzionali (che dovrebbero sempre essere attribuiti per i meriti e le capacità, non per il genere di appartenenza).

Concentriamo allora le forze su chi può impedire che ciò avvenga.

In primis il legislatore, reo di non voler assumere provvedimenti realmente dirompenti nella mentalità di stalker e potenziali assassini (e ci sarebbero, potrei raccontare un aneddoto in merito, fatto vero, ma purtroppo altre esigenze mi impongono in questo caso di tacere).

Ecco, che questa giornata sia principalmente un momento di riflessione per -a titolo di esempio- quei magistrati che assegnano un semplice “divieto di allontanamento” o un braccialetto elettronico laddove gli inquirenti avevano messo nero su bianco la presunta pericolosità del soggetto; che sia un momento di riflessione per quei parenti delle vittime di violenza che in nome di un presunto “onore” e di una presunta stabilità familiare cercano di metter pace dove pace non potrà esserci.

Che sia un momento di riflessione per quegli “amici” che di fronte a evidenti momenti di rabbia pensano che sia giusto il detto “tra moglie e marito non metter il dito”. Non è una filosofia di vita, è soltanto un modo per crearsi un alibi. Trasformare la propria vigliaccheria in una falsa voglia di non farsi affari degli altri.

Quando una persona muore per colpa di una mano assassina -e di tante bocche cucite- il problema è di tutti.

E infine, che pena dover dedicare alle donne un post per prenderne, apparentemente, le difese quando in un mondo parzialmente marcio come il nostro, non basterebbero tutte le parole e tutti i gesti del mondo.

Riflettiamo… non solo il 25 novembre.

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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