Non sono più disposti ad attendere i ristoratori di Nicolosi, comune turistico ai piedi dell’Etna che ha sempre fatto registrare un notevole flusso turistico non solo locale e che da oltre un anno soffre ormai della crisi pandemica come tutto il Paese.

È nata così l’iniziativa “Io resto aperto” animata da movimenti di operatori commerciali della ristorazione riuniti nel collettivo “Ristoratori Siciliani Indipendenti”. Varie le iniziative, a volte folkloristiche (come l’iniziativa dei fantocci seduti ai tavoli) che tra l’ironia e una sensazione di sconforto cerca di sensibilizzare sulla crisi che coinvolge centinaia di famiglie tra titolari e dipendenti, ma soprattutto mira a far capire come sia possibile nei locali rispettare le norme sanitarie di contenimento da epidemia virale Covid-19, dalle norme igieniche al principio fondamentale del distanziamento. Norme prime imposte dalle normative emergenziali e poi disattese da quegli stessi Governi (nazionale e regionale) che hanno nei fatti disposto la chiusura delle attività di ristoro. Ovviamente dopo aver fatto spendere alle aziende ulteriori capitali per le sanificazioni e le nuove “messe a norma”.

Adesso la misura è però colma, centinaia di famiglie non possono più sopravvivere attendendo ristori che sono visibili spesso soltanto sulla carta. I dipendenti, per esempio, hanno ricevuto la cassa integrazione sì, ma soltanto fino al mese di novembre 2020, quindi siamo, al momento in cui scriviamo, al quinto mese (aprile compreso) in cui non percepiscono un centesimo mentre le spese familiari sono sempre presenti. Manco serve specificare la situazione dei gestori che devono far fronte comunque a ingenti costi di mantenimento (affitti commerciali, mutui, energia elettrica e quanto occorre per mantenere in vita le attività nella speranza di una riapertura che viene sempre rinviata. Un solo dato su tutti: i ristoratori di Nicolosi registrano una perdita di fatturato stimata tra il 2019 e il 2020 che va da circa il 45 per cento per arrivare, in base alle differenti attività, addirittura al 75 per cento.

Per questi motivi, il movimento “Ristoratori Siciliani Indipendenti”, che nel territorio di Nicolosi riunisce circa cinquanta ristoratori, non chiede alcuna regalia, ma -come tutti i lavoratori- semplicemente chiede di poter riprendere a lavorare, in sicurezza. Come era stato chiesto e promesso.

Perché poi, sia chiaro, di ristoratori kamikaze disposti a rischiare la vita propria e dei propri clienti non ce ne sono. C’è soltanto la miopia di una politica ormai totalmente disconnessa dalla realtà.

Articolo originariamente pubblicato su “La voce dell’isola

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