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Archivio mensile 26/12/2020

Mamma

È stato un periodo difficile, duro. Non so se il più difficile della tua vita, certamente lo è stato della mia. Non si può raccontare cosa significhi non poter aiutare nella sofferenza, non riuscire a diminuirla neanche per un istante.

Hai, alla fine, incontrato degli angeli sul tuo cammino. Non hanno le ali, ma indossano sterili camici. Io non ho saputo far altro, non avevo strumenti per combattere tutte le tue patologie e questo tumore che si è aggiunto alla fine di questo duro percorso ha reso impossibile qualsiasi cosa potessi fare da solo, a casa. Quella casa che non avresti voluto lasciare.

Perdonami per questa ennesima ambulanza che ho dovuto chiamare quest’ultima volta. Lo so, ti avevo promesso che non avresti più lasciato casa. Il debole sono stato io, non riuscivo più a sentire le tue urla di dolore. Così, ancora una volta, ho dovuto tradirti. Ho dovuto farti prendere l’ennesima ambulanza della tua vita. Ho sperato tanto che ancora una volta si potesse ricucire la situazione e tu potessi tornare a casa, anche solo per esalare l’ultimo respiro, come desideravi. Ma non ho potuto consentirlo, non sono e non potrò mai diventare un killer, così sono venuto meno alla mia promessa e lì, fra le stanze del vecchio ospedale Garibaldi, senza poterci più vedere perché abbiamo anche l’emergenza Covid (che non sai cos’è e non hai saputo comprenderla) che così ha deciso per tutti noi. Per voi ricoverati e per noi parenti prossimi.

Rimane di te tanto. Non lo avrei detto sai? Il tuo canto lirico, che dedicherai adesso alle Anime che incontrerai sul tuo nuovo percorso. Ma anche i tuoi sforzi, lo sforzo di essere mamma sebbene tu la mamma l’avessi persa da piccina. Sono certo che sarà il tuo primo abbraccio Lassù. Rimangono di te anche le tue delusioni, a volte per mancanze mie, altre per fraintendimenti tuoi… restano i rimproveri meritati di quando ero piccolo e pestiferino, resta però soprattutto quel tuo sguardo implorante del 22 dicembre, in cui mi chiedevi in qualche modo aiuto e che mi ha convinto che quella promessa, anche quella promessa, dovevo per forza deluderla. Scusami. Almeno abbiamo sedato qualcosa, spero che adesso, da quell’Altra parte, capirai. Magari insieme a papà, o ai nonni. O a quel mio fratellino che non è mai nato e che non ho mai conosciuto.
Scusa tutti i miei errori se puoi, almeno tu. Perché io non me li perdono facilmente.

Napoli, 28/01/1935 – Catania, 28/12/2020, h 16.40

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