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Archivio mensile 31/10/2020

Arriva il dpcm “dei Defunti”

di Luigi Asero

Secondo quanto appreso dall’agenzia AdnKronos con l’ormai consueto obbiettivo di frenare la corsa del Covid-19 il premier Giuseppe Conte avrebbe quasi in dirittura d’arrivo un nuovo, ennesimo visto che siamo ormai alla media di uno ogni 4 giorni quasi) dpcm. Si è da poco conclusa infatti la riunione urgente con i capidelegazione della maggioranza, domani un nuovo incontro.

Lunedì il premier dovrebbe riferire in Parlamento mentre domani l’agenda sarà fitta di incontri. Ai ministri Boccia (Autonomie) e Speranza (Salute) il compito di incontrare i presidenti di Regione.

Secondo l’AdnKronos quindi il “nuovo Dpcm dovrebbe essere varato, quindi, nella giornata di lunedì, mentre il Cts in corso sta riaggiornando l’elenco dei territori considerati più a rischio rispetto ai quali dovranno essere valutate nelle prossime ora misure più restrittive. Sembra inoltre prendere forza la possibilità di fermare gli spostamenti tra regioni, fatti salvi motivi di lavoro, salute e urgenza. Possibilità caldeggiata dal ministro della Giustizia e capodelegazione M5S, Alfonso Bonafede”.

La frequenza di emissione di questi decreti, ricordiamo che quello appena entrato in vigore doveva esser valido fino al 14 novembre, non sta facendo altro che generare nella popolazione un misto tra panico e rabbia e la totale inefficacia -evidentemente- dei provvedimenti emessi fa scendere sempre più la fiducia dei cittadini nei confronti non solo delle autorità politiche, ma ormai anche nei confronti delle autorità e delle istituzioni sanitarie.

Che la curva dei contagi fosse destinata a crescere, soprattutto visto il numero incredibile di tamponi e di test sierologici che giornalmente si stanno processando, era cosa nota. Ricordiamo infatti che malgrado numeri abnormi buona parte dei soggetti rilevati “positivi” al Covid-19 sono asintomatici. Non si discute qui sulla pericolosità del virus, i numeri dei morti continuano infatti impietosamente a salire (oggi 297), si discute però l’opportunità di variare le norme in corso per la terza volta di seguito senza attendere gli effetti del dpcm precedente. È a tutti gli effetti ormai una guerra di nervi. Del virus contro il Comitato Tecnico Scientifico e il Governo, del Governo contro i cittadini che ormai sentono di perdere ogni punto di riferimento. Così mentre qualcuno si preoccupa -scioccamente- dei bagordi natalizi (il Natale è festa religiosa non profana), qualcun altro si preoccupa -più giustamente- del futuro, non solo prossimo ma anche in riferimento all’anno che verrà. Se il 2020 è stato finora un pessimo anno, l’incertezza assoluta fa già comprendere come il 2021 potrà essere orribile.

La politica ha l’ingrato compito di “mediare” queste posizioni e restituire un po’ di serenità, ma il compito non sembra essere adatto a chi (in maggioranza come all’opposizione) non ne è -parrebbe- all’altezza. E forse per questo, il nuovo dpcm, sarà presentato il 2 novembre, ricorrenza dei Defunti.

[La Voce dell’Isola]

Brevi considerazioni sulla seconda ondata Covid

I decessi Covid continuano ad aumentare, ieri 127 e oggi 136. Molto spesso si tratta di persone con altre gravi patologie che probabilmente, sempre in questi giorni, avrebbero lasciato la vita terrena. In molti altri casi abbiamo però pazienti che in una differente situazione (non covid insomma) avrebbero resistito, anche con condizioni di vita accettabili. Poi ci sono pazienti, pochi ma anche uno soltanto è un caso grave, che non hanno altre patologie e l’aver contratto il virus li porta a una assoluta prematura scomparsa.

Che ci siano errori madornali di gestione dell’emergenza è sotto gli occhi di tutti. Chi non li vede o è stupido o è in malafede. Se gli errori potevano esser tollerati a marzo oggi questo è improponibile. Discutere se prendere o meno il MES che i soldi li farebbe arrivare comunque a disastro compiuto è come dire a incendio in corso che dopo faremo il parquet e monteremo gli idranti. Eppure i politici, tutti di ogni colore, solo di soldi stanno parlando. Le misure adottate sono e restano palliativi e vergognoso scarico di responsabilità.

Detto ciò, e confermando tutto il mio scetticismo su tutta la storia “covid” mi preme però dire una cosa a tutti: è innegabile che in questo momento a tutti noi spetti -di nuovo- la massima cautela. Per un semplicissimo motivo. Se anche ci si rompesse l’alluce del piede e si andasse in ospedale nella migliore delle ipotesi si avrebbe un accesso alle cure differente e precario a causa del forte stress sanitario (di personale e di strutture), se poi malauguratamente si risultasse positivi al virus anche solo per l’alluce rotto, per evitare di contagiare altri, si andrebbe in “area Covid” continuando così a congestionare le strutture e soprattutto rischiando personalmente in maniera ben più forte.

Io non so a questo punto se riesco a essere chiaro nello spiegare che dobbiamo intavolare una discussione su più livelli. Uno di questi, innegabile, è che il virus c’è e fa male. Come tanti altri virus e come tutte le altre malattie ovviamente. Il discrimine con le altre malattie però è il livello di contagiosità. Un altro è come viene gestita l’emergenza, non solo in Italia sia chiaro. Un altro ancora è cosa vuol dire essere bravi cittadini. Mettiamo insieme i vari livelli e possiamo uscircene ammaccati ma non ammazzati.

Ora… proviamo a fare un momento i “complottisti”. Diamo per vero che ci sia un fantomatico “piano” di distruzione della popolazione mondiale. Se così fosse, la mancata prudenza non farebbe altro che il gioco di chi avrebbe ordito il complotto. Se invece complotto non c’è allora sarebbe un evento naturale (come credo) catastrofico e la mancata prudenza andrebbe comunque in favore della catastrofe, se non per sé stessi quantomeno per quegli altri che pur senza volere andremmo a contagiare.

A questo punto allora che dobbiamo fare? Attaccare tutto e tutti? No. Accettare supinamente tutto ciò che viene imposto? Nemmeno. Ragionare, adottare un criterio di vita prudenziale. Evitare il panico ma anche evitare l’assoluto menefreghismo. Lo so, sembra dire tutto e niente insieme. Eppure lo dicevano i latini: In medio stat virtus.

La virtù è nella ricerca dell’equilibrio. In fondo qualcosa possiamo anche sacrificarla per aspirare ancora a un mondo poco poco migliore.

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