È difficile ammettere di provare vergogna. È difficile ammettere di sentirsi in imbarazzo, veder crollare degli ideali che non riescono più a rispecchiarsi nella realtà. Due volte. Due volte in tre giorni è forse un po’ troppo…
Giorno 2 febbraio. Una stupida partita (con tutto il rispetto per le squadre e i veri tifosi) provoca una vera guerra a Catania. Mi vergogno di essere un catanese. So che è stupido, che poteva avvenire ovunque… Ma sempre ero stato orgoglioso di esser nato nella città che diede i natali a Vincenzo Bellini, a Majorana, a Giovanni Verga, a Nino Martoglio. Personaggi illustri di una città angustiata ma fiera, forse povera ma ricca dentro. Eh no. Mi son dovuto vergognare d’essere catanese. Violenza senza alcun motivo, disagio sociale di ragazzini che rapinano per comprarsi gli abiti firmati. No, il disagio sociale è ben altra cosa. È diventare ladri per poter sopravvivere. A me, a tutti gli onesti del giubbotto firmato non frega nulla. E se abbiamo da dire a un poliziotto che sta sbagliando lo contestiamo con le parole, con gli esposti. Non preparando un agguato nel mucchio, uccidendo il primo che capita. Il dono della parola è quello che ci consente di definirci persone civili. Mi sono vergognato. E chiedo scusa a ogni agente, a ogni ispettore, a ogni commissario, a ogni questore se delle volte c’abbiamo ricavato su delle barzellette… giusto per ridere un po’! Non c’è invece nulla da ridere rispetto a delle persone pronte a rischiare onestamente la vita per un misero stipendio, senza orari e senza certezza alcuna di rientro. Nemmeno per una stupida partita. Mi sono vergognato e lo ripeto.
Giorno 5 febbraio. Al Duomo di Catania si piange per l’ultima volta un poliziotto assassinato senza alcun motivo (premesso che mai esiste un motivo che possa giustificare un tale evento). Da un’altra parte di questa nostra Italia un deputato così si esprime: “quella (la morte) di un agente? Vale come quella di un ultrà”… e no! Non ci sto. L’ultrà provoca, cerca lo scontro. L’agente no, non ha alcuna voglia di rientrare con due o tre ossa rotte a casa. Posto che gli vada bene e non come al povero Filippo Raciti.
A pronunciare queste parole schifose l’onorevole (???) Caruso, indipendente nelle fila di Rifondazione Comunista. Altra vergogna. Da sempre il mio orientamento politico è stato di centro-sinistra, non sinistra radicale, ma quella che alla sinistra radicale si è alleata per “governare” l’Italia. E che non riesce a disconoscerne le parole. Mi vergogno di questa sinistra e credo che avrei fatto meglio a votare destra. Ma anche lì, tra inquisiti & Company…. forse era meglio non votare. E due. Due volte che devo vergognarmi in tre giorni.
E domani? Spero le vergogne possano terminare qui…
Luigi Asero

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Mi piace ascoltare, non semplicemente sentire. Il dialogo non è "parlare" ma consentire alle anime di incontrarsi

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